sabato 23 maggio 2009

Marketplace

Era proprio uno di quei giorni vuoti che hai voglia di dare fuoco ai cassonetti dei rifiuti e diventare un affiliato della 'ndrangheta, che un braccio mi afferrò appena svoltato il vicolo che fa rientranza ed è nascosto dalla strada, uscendo da dove ogni settimana – con nomi e travestimenti diversi - andavo a donare il sangue per averne in cambio la colazione. Tiratomi nell'androne di un palazzo il proprietario del braccio disse: «Sono la quaglia, seguimi!». Gli andai dietro tenendomi a distanza di sicurezza e senza sapere bene che cosa mi aspettasse. All'inizio pensai a qualche nuova strategia dei vaticanensi per cogliermi in fallo o estorcermi informazioni che, d'altronde, non avevo. Dopo aver camminato per cinque chilometri attraversando 23 volte la strada e fermandoci a chiedere il prezzo ad alcune prostitute e dopo che alcuni uomini chiesero a me: «Ehilà, bellissimo, quanti ne vuoi?», girammo l'angolo – perché in ogni caso c'è sempre un angolo da girare, come diceva il maestro delle elementari ferendoci le orecchie graffiando la lavagna con il compasso gigante per disegnare gli angoli giro - e ci dirigemmo verso un centro commerciale. Poco prima di entrare dalla porta principale il mio uomo, la quaglia, rallentò e facendomi un gesto pacato con la mano mi fece avvicinare e disse: «Camerino sette reparto biancheria fra dieci minuti. Prima passa dal reparto latticini e fruga nel frigo, dietro le mozzarelle di bufala». Bene, allora latticini, bufala, biancheria, camerino dieci. Poche informazioni, ce la posso fare. Guardo il supersupermercato. Per fortuna non è uno di quelli da cui sono stato bandito come ospite indesiderato e solamente perché ho esercitato il mio diritto a provare ad avere un pasto completo da consumare sul posto: «Lo porta via o glielo incarto?». Entro nell'ipermercato e le luci mi assalgono, il mio soprabito copertonato attira l'attenzione di un vigilante con il collo largo come un battesimale. Io pronto lo saluto sorridendogli e vado oltre. Supero le cassiere allineate con le mani che promettono artriti, svolto a destra dopo lo scaffale dei biscotti e l'odore di formaggio mi travolge. Mi avvicino e inizio a tremare, non so se per l'ansia o per i frigo aperti carichi di latte, mozzarelle, burro, mascarpone, scamorze. Ripeto nella testa «Bufala, bufala, bufala dove sono le bufale». Eccole, mi guardo intorno, nessuno in vista tranne una signora che tasta le ricotte con le sue dita grinzose due frigo più avanti. Affondo la mano tra le mozzarelle e inizio a frugare. La signora intanto si avvicina. Io esploro senza levarle gli occhi di dosso. Più lei si fa avanti tastando tutti i formaggi con le sue dita artritiche più divento sospettoso. Gli occhiali quadrati e pesanti e il cappello rosso non mi dicono niente di buono. Comincio ad essere teso davvero teso, nervoso davvero nervoso, mi dico che «sononervosodavveronervoso» mentre frugo ma quello che tocco è solo mozzarella e mozzarella. La vecchia ormai mi è vicina. Mi irrigidisco – cazzo non ho trovato niente se non mozzarelle, cazzo, che cosa devo cercare, cazzo qualcuno mi dia un aiuto – la vecchia si ferma e mi guarda. Io proprio in quel momento penso che non devo abbandonare la postazione. Inizio a incurvarmi senza volerlo per fare la testuggine e parare i colpi. La vecchia mi guarda e aspetta. Io proprio in quel momento tocco qualcosa è di gomma, abbastanza dura, la tiro fuori. Di scatto con un balzo m allontano e puntando l'oggetto contro la vecchia comincio a urlare: "Ah, ti ho fottuto, vecchia bastarda, ah non mi avrete, non mi avrete, stronza, stronza, stronz…". Ma proprio in quel momento gli occhi mi cadono su ciò che ho tirato fuori dalle mozzarelle: è una papera, una papera di gomma. Una papera di gomma come quelle che nei film usano per la vasca da bagno. Tutti e due ci fermiamo e osserviamo la papera di gomma. Io sono attonito – cazzo che vuol dire? penso – ma mentre resto di sasso e cerco di prendere l'aria di quello che resta di sasso, la vecchia si avvicina lentamente, sta per aprire bocca, mentre con l'altra mano afferra una mozzarella di bufala da mezzo chilo. Inizio ad andare in ansia, premo la papera che suona un peep secco e così comincio a sparare verso la vecchia puntandole contro la papera e spernacchiandola a più non posso. Scappo via a razzo senza guardarmi indietro, mentre con il braccio verso la vecchia, stringo la papera e mi allontano tra una raffica di peep-peep-peep. Intanto schivo tutto ciò che la vecchiaccia mi tira appresso cercando di starmi dietro: mozzarelle, yogurt, panetti di burro. Sgommo sulla curva per girare l'angolo dietro i bancofrigo e inizio a risalire tutta la catena alimentare attraversando reparti su reparti: frutta e verdura, affettati, beveraggi vari, cibi salati, biscotti e fette biscottate, cioccolata e affini, panettoni, pane, pasta, sughi. Svolto agli shampi e bagno schiuma e riacquisto la calma rallentando nel reparto premaman e neonati. Respiro affannosamente appoggiato allo scaffale di tettarelle, pappine e biberon. Ho sicuramente seminato la vecchia e non c'è nessuno che mi segue. Apro un omogeneizzato alla pera e lo mando giù in un colpo solo. Vicino a me tutte queste donne sferiche che camminano con calma e ruttano silenziosamente. A me viene voglia di coricarmici di sopra, di rimbalzarci, di rotolarci, di avere il diritto di paternità su tutte quelle colline, quei golfi al contrario e solo per poterci fare un giro, per dire «sentiamo se dà un calcetto» e in verità tastare quelle cose rotonde, calde, senza ritegno, spudorate nel loro mostrarsi arrotondate. Stringo tra le mani la papera di gomma. La plastica fredda mi riporta alla realtà pianeggiante. Cazzo, sì, finora tutto bene. Okay, obiettivo biancheria intima adesso. Mutande in saldo e merletti più ruvidi della pelle di squalo mi indicano che sono nel posto giusto. Arrivato al camerino concordato entro dentro di fretta tirandomi dietro tutto ciò che mi viene sottomano. Per fortuna ho la freddezza di simulare interesse e sorridendo come una battona mi ritrovo con una sottana a righine «che mi slanciano» dico lanciando un urletto, un pacco di mutande cotonedentrolanafuori «per mio povero nonnino» e culotte di pizzo rosa – ma a quel punto non mi viene più niente da dire e riesco solo ad ancheggiare e a parlare con l'accento della mia vicina di casa dell'est Europa, le cui mutande ammiro ogni mattina stese ad asciugare sul balcone, mentre annaspo cercando di chiudere la porta sotto gli occhi delle commesse e delle altre clienti. «Cazo, cazo, cazo» dico mentre mi appoggio a pannello di plastica sbattendo testa contro appendiabiti, e lo faccio sempre con voce stridula e accento slavo. Quando me ne accorgo ripeto con il tono più maschio e italiano che riesco a fare: «CAZZZZZO, CAZZZZZISSIMO, CAZZZZZO». Recuperata una parvenza di dignità maschilista concentrandomi sul ricordo della camminata del nonno per il corso principale, penso subito che non dovrò chiedergli di scambiarci i vestiti come in quel libro di Greene Il nostro agente all'Havana. Ma purtroppo l'unica cosa a cui riesco a pensare è di scambiarmi i vestiti con lui, che vorrei indossare il suo impermeabile. Desidero davvero spogliarmi e che la mia quaglia mi dia una nuova pelle, un impermeabile come il suo per travestirmi e cambiare vita, vorrei che mi dicesse qualcosa come: «Tu sei l'eletto». Vorrei sentirgli esclamare entusiasta che fossi stato scelto proprio io per salvare il mondo, per portare a termine la missione del nonno, per dare un senso alle mie giornate. O che almeno mi invitasse a pranzo, e penso proprio «perché non mi ha invitato a pranzo se davvero mi deve dire qualcosa di importante». Come posso salvare il mondo a stomaco vuoto? Cazzo, è molto più difficile, cazzo. I supereroi non sono mai a digiuno, cioè prendi Batman, quando salva Gotham City è sazio e ben pasciuto. Perché devo essere proprio io il primo supereroe affamato? Ruberò ai ricchi per dare ai poveri, ma prima fatemi fare un panino, diamine. Mentre sto cercando di convincermi ripetendo che i miei vestiti in fondo sono belli e comodi, ma la sottoveste che intanto «ho messo su questa cosina», mi dona davvero tanto, girandomi e rigirandomi davanti lo specchio, ecco che bussano alla porta. Io trattengo il fiato e comincio a sudare, ma non riesco a rispondere. Un altro colpo alla porta e ormai sono in un bagno di sudore. Io rispondo e non so perché mi viene fuori un «ehm, ehm, ehm», finché non riesco a dire con voce stridula e femminea: «Occupatoooooooo, perestroika!». E non so davvero, non riesco a spiegarmi, perché continui a fare la voce in falsetto. Passa qualche minuto che trascorro in culotte e sottoveste con la testa premuta contro lo specchio ripetendo con un filo di voce: «ho paura, ho paura, ho paura», alternato ad un «ho fame, ho fame, ho fame», mentre stringo a mani giunte la mia papera di gomma. Poi sento che nel camerino affianco entra qualcuno. Mi zittisco e resto in ascolto. Sento un peep provenire dal camerino affianco. Prendo la papera e premo lentamente rispondendo con un altro peep. Quello ribatte: peep-peep. Io faccio: peep-peep-pausa-peep. Lui: peep-pausa-peep. Io: peep. Lui: peep. Io: peeppeep. Lui: peep-peep. Andiamo avanti così per circa dieci minuti e devo dire che comincio a divertirmi, provo a fare variazioni sonore producendo peep sedendomi sopra la papera e saltandoci sopra. Inizio a pensare che siamo in tanti nel mondo chiusi in un camerino con addosso biancheria femminile che creiamo armonie stringendo tra le mani papere di gomme. Così stringo la papera e penso che, sì, dobbiamo essere in tanti e chissà quante personalità: ingegneri, medici, professori, cardinali con papere dal fiocchetto rosso e io sono stato scelto per essere uno di loro e penso che non mi sento più solo a pensare a migliaia di camerini in tutti i supermarket del mondo con dentro migliaia di uomini che intonano le loro papere e si sentono meno soli. Sento che si sta creando un'intesa musicale con il mio vicino di camerino e trasportato dall'estro creativo mi sono dimenticato del perché mi trovo chiuso lì dentro, finché dall'altro camerino sento arrivare un: «Cazzo, sono io. Sono la quaglia!». Io: peep.

domenica 17 maggio 2009

Derrida

"Ho bisogno di cose che non hanno bisogno di me" 

Jacques Derrida in D'ailleurs Derrida

sabato 14 marzo 2009

Quando nasce una ronda, cioè ‘a guagliuna mia unna tocchi

zetak, alle 09:47 il 7 marzo
cioé ieri io ci sono pure andato al NeroMacchiato ma c’era tanta gente e poi uno cioé aveva bevuto uno e cioé poi dopo si è appoggiato cioé con la schiena alla mia ragazza e io che ero lì che andavo via cioé e facevo cioé le cose mie e poi lui forse aveva bevuto cioé io non lo so però cioé tu "un ti pu poggià ara guagliuna mia" cioé che io ho un dovere verso la famiglia sua cioé e poi questo cioé forse non è che si era poggiato ma stava solo svenendo ma cioé l’alcol cioé se non sei un uomo non te lo puoi permettere e poi l’alcol senza avere una ferita a che cosa ti serve cioé perché prima la ferita poi l’alcol e poi il cerotto cioé e allora cioé ho creduto bene cioé di fargliela io la ferita che così l’economia era una equazione perfetta cioé perché così riuscivo a bilanciare l’alcol fuori e la ferita dentro no cioé la ferita fuori e l’alcol dentro perché se gli aprivo spiragli di speranza per il suo futuro a suon di botte che poi mica fanno tanto suono cioé allora forse poi avrei
zetak, à 09:50 le 7 mars
potuto pensare cioé che domani è un altro giorno si vedrà ma tu cioé supa a gugliuna mia cioé non ti ci puoi poggiare cioé perché io ho delle responsabilità e se non sei un uomo che svieni dove ti pare e pice e non sei lucido quando sviene così da non dare fastidio agli altri cittadini avventori che vogliono consumare il loro tempo libero o come dice il mio amico di sinistra il tempo liberato allora poi se ti picchio perché cioé a guagliuna mia unnatocchi tu allora cioé potremmo avere anche un mondo migliore se ci fosse un po’ di responsabilità e che se bevi cioé non puoi mica guidare e nemmeno svenire cioé perché poi un giorno ti potresti a fare una cosa di questo tipo che vabbé cioé tu dici poi in ospedale che non lo avevi fatto apposta e che quando uno sviene non è che può decidere dove svenire cioé ma io penso che queste sono le solite cose che si dicono perché poi io le tue macchie di sangue le ho dovute levare dal mio giaccone e quindi gli ultimi calci erano per questo più che
zetak, à 09:54 le 7 mars
per a guagliuna mia perché tu la mia giacca che cioé ho comprato con il sudore della fronte e non è stato facile raccogliere il sudore in una bottiglia e poi portarlo dal negoziante cioé la mia giacca tu non la macchi con il tuo sangue misto all’alcol perché se sei un uomo allora quando il sangue schizza fuori dalle tue ferite allora cioé se sei un uomo lo controlli cioé perché metti che macchiava a giacca mia e a guagliuna mia ma puru a guagliuna tua pu eranu cazzi cioé scusa la volgarità ma se non ti sai controllare allora è inutile che bevi perché per bere serve gente tosta e in gamba gente che sa dove far schizzare il sangue che sa dove svenire e come farlo gente che è veramente la gente cioé perché altrimenti ognuno sviene come gli pare e piace magari pure in mezzo alla strada e poi io perché mi devo fermare se tu svieni in mezzo alla strada cioé io ti ci passo sopra e poi le spese mediche te le pagano quelli di sinistra e pure l’amico mio che dice che no che le strisce ci sono
zetak, à 09:57 le 7 mars
e mi devo fermare io penso che se le strisce ci sono allora significa che ci possono anche non essere cioé perché è come quando svieni che c’è la scusa che se svieni allora se fuori controllo ma cioé io dico che il controllo cioé se non te lo sai dare allora te lo do io perché mica stiamo qua a vivere senza avere un’idea precisa della vita perché cioé qualcuno le deve avere le idee chiare perché poi metti caso che tu e io e noi siamo al locale piccolo ma figo e tutti stretti stiamo perché non abbiamo paura del contatto fisico ma manteniamo cioé tutti quanti la giusta di stanza dalle cose e dalla vita perché ci teniamo in forma allora potrebbe anche darsi che a te viene voglia di svenire perché io cioé non ci credo che tu ti metti cioé e svieni così senza nemmeno darti il tempo di decidere ma cioé e allora se non ti controlli cioé il controllo te lo do io che sono una persona persona cioé se capisci quello che voglio dire anche se hai il sangue adesso come scusa per non capire e quindi
zetak, à 10:00 le 7 mars
adesso dici che non potresti capire mai perché il dolore è troppo forte ma io dico cioé che il dolore è una parola cioé che non ha senso e se cioé se sei un uomo uomo e non un coso cosetto come vuoi tu allora probabilmente capisci che il controllo è stato bene che te l’ho dato io perché cioé poi non ero io ma cioé eravamo noi cioé a controllarti cioé mica uno si mette e gli vengono cioé le idee da solo mica cioé io mi metto e penso da solo cioé mica sono stupido cioé se tu tocchi la guagliuna mia cioé io non ti posso fare altro che cioé ringraziarti perché cioé ti posso aggiustare cioé e tu non puoi più dire che cioé non lo sapevi perché svenire non è come morire cioé che poi uno non gli puoi più dire nulla cioé svenire e come partire cioé un po’ è proprio vero il detto perché gli antichi la sapevano lunga perché cioé forse la gente non sapeva come svenire nemmeno lì nella terra degli antichi cioé l’hai vista la terra degli antichi cioé anche senza tuo nonno quel ricchione perché tuo
zetak, à 10:04 le 7 mars
nonno era sicuro un ricchione come te che si mette cioé e sveniva dove gli capitava cioé senza badarci e allora sicuro cioé lo vedi che è una cosa che si tramanda cioé di nonno in figlio cioé perché forse pure tuo padre cioéP ma la cosa è più antica cioé è una cosa genetica cioé e allora di sicuro cioé proprio perché c’è questa razza di ricchioni che siete voi cioé che crollate dove vi pare e che cioé dite che state male cioé e sapete che usare la parola dolore cioé quando più vi piace che cioé non lo sapete che c’é la regola della grammatica che cioé mica la puoi trasgredire quella che cioé altrimenti sembri un animale cioé oltre che ricchione e quindi cioé io ti ammazzo di botte cioé perché la maestra con la bacchetta di legno duro cioé ha anche lei un suo cioé cioé e quindi tu non puoi mica prendere e svenire dire fare quello che cazzo ti pare e quindi gli antichi anticamente lo hanno insegnato che se partire è un po’ morire allora cioé io ti spacco la faccia perché così
zetak, à 10:08 le 7 mars
tu puoi partire con lampulanza e cioé e diglielo a quelli che sono stato io che cioé se avessi visto pure tuo nonno e quel ricchione di tuo padre cioé io sarei tornato indietro nel tempo e anche nel tempio cioé e vi avrei preso a mazzate a tutti cioé perché tu cioé voi non potete prendere e toccare la guagliuna mia perché cioé nemmeno a gugliauna mia può toccare a gugliuna mia perché cioé paccari pure a lei perché cioé nessuno può toccare la guagliuna mia cioé e cazzo mi pare giusto che cioé poi nemmeno io posso toccare la guagliuna mia cioé se non mi dicono che cioé posso farlo ma poi come si permettono di dirmi che lo posso fare cioé chini cazzu su loro che cioé pensano di sapere quello che posso o quello che cioé non posso fare cioé io non ci credo cioé che se tu mi sporchi la giacca cioé poi qualcuno mi può dire che cioé ti posso spaccare il culo cioé che poi tu il culo sfondato già ce l’hai cioé ma io cioé mi prendo il diritto da solo cioé che vabbè la grammatica è una cosa
zetak, à 10:11 le 7 mars
diversa cioé perché mica non lo so cioé che le parole cioé io non le decido ma le dico cioé e poi mica non lo so che cioé se ti incontro per strada cioé tu mi devi saluta cioé e anche se dici che ti ho incontrato io cioé perché tu sei furbo bastardo oltre che cioé ricchione e quindi mi metti in bocca cioé le parole che non ho detto cioé perché non puoi metterci altro cioé e allora io ti spacco la faccia cioé perché cioè io ho diritto cioé ad avere cioé una giornata di vacanza e il martedì pomeriggio cioé l’appuntamento con le puttane cioé e poi cioé che cos’è sta cosa che si debba cioé andare dallo psicologo cioé se poi mi prende la voglia cioé di romperti la faccia perché tu la guagliuna mia non la tocchi cioé e cazzo te lo faccio ripete a cioé calci cioé cioé cioé cioé tanti calci e anche se tu dici che sei svenuto cioé allora tu qualcosa la dici cioé perché cioé se sei un uomo un vero uomo cioé allora qualcosa la dirai cioé anche se sei svenuto perché cioé gli antichi lo avrebbero
zetak, à 10:14 le 7 mars
detto qualcosa cioé che poi non lo so cosa ma qualcosa cioé non altro ma solo qualcosa cioé perché io so che la guagliuna mia tu non la puoi toccare cioé poi non so altro cioé e così ho preso cioé e l’ho chiusa in casa il giorno dopo cioé perché ho capito cioé che forse era stata lei che non si era spostata cioé mentre tu svenivi perché cioé se tu sei una vera donna allora cioé quando sviene uno cioé allora tu ti sposti perché cioé io non posso più pensare che cioé tu sia così stupida che cioé quello sviene e tu non ti sposti e cioé allora zoccola cioé perché devi stare attenta che tu sei la ragazza mia cioé e quindi se svieni pure tu allora finisce che cioé io vi trovo abbracciata per terra insieme cioé quindi lo vedi che avevo ragione cioé che era tutta uan finta e cioé che ho fatto bene cioé a tirartelo un pungo pure a te cioé che poi eravate per terra insieme cioé e quindi vedi cioé vedi che c’avevo ragione che tu e lui vi eravate dati appuntamento cioé e che quindi io faccio
zetak, à 10:18 le 7 mars
finta di svenire cioé e tu ti trovi proprio lì dietro di me cioé che così poi ci ritroviamo per terra insieme cioé zozzi che non siete altero cioé che io non vi capisco perché siete così animali ma cioé tanto poi tu guagliuna mia ti ho picchiato pure a te e così poi cioé mi è sembrato che lui svenuto cioé ma per finta cioé che sen on reggi l’alcol cioé non svenire e tu con il sangue dal naso cioé che ti usciva cioé ho pensato che poi li ho visti che vi tenevate la mano cioé ché poi non era colpa mia cioè ma eravate voi che cioé vi usciva il sangue dalle parti aperte cioé ma tu cioé adesso stati chiusa in casa cioé perché a me non mi lasci cioé per metterti per il primo che sviene cioé perché non mi sembra nemmeno giusto cioé che io resti solo cioé perché io non lo dico questo fatto ma cioé per ogni uomo cioé ci vuole una donna cioé e se tu cioé poi perdi sangue perché io ti ho picchiato cioé allora possiamo sempre dire che cioé io e te insieme domani e per sempre perché cioé è il sangue
zetak, à 10:21 le 7 mars
che ci unisce perché cioé anche tuo padre l’ha detto che cioé che a te a uno estraneo non ti ci dava cioé ed è per questo che t’ha dato a me cioé che sono tuo cugino perché cioé così le cose della famiglia restano in famiglia cioé e io sono felice cioé di contribuire cioé al benessere della famiglia cioé e alla stabilità della società che perché cioé così tutti sanno di cosa è cosa e che cosa è cosa perché cioé io a volte mi sento andare giù cioé e non so cosa sia di cosa e perché sia perché ma cioé lo so che non lo devo dire perché cioé quando gliel’ho detto a mio padre che c’avevo otto anni che cioé no non è cioé un trauma da bambino cioé no che gli psicologi sono ricchioni cioé e cioé quando è successa questa cosa cioé io non sapevo che cioé davvero cioé insomma mio padre che poi cioé è quello meno ricchione che conosco cioé no non dire che la logica del discorso afferma che cioé se dico meno non sto negando del tutto cioé perché allora lo vedi che ho fatto bene a romperti il culo
zetak, à 10:24 le 7 mars
cioé fosso solo per queste cose che dici cioé che insomma a otto anni se dici che non sai cioé perché le cose si chiamano in un modo cioé allora non sai che cosa si può fare per cioé rimettermi in riga cioé e quindi mio padre cioé che non è ricchione cioé che non è che tutti sono come tuo nonno quello che cioé ha fatto nascere i detti degli antichi prendendosi i calci in faccia cioé e allora vedi che servite anche voi cioé che come dice quella canzone cioé che non siete come noi perché cioé non lo so qual è la canzone ma solo solo cioé che voi non siete come noi lalalalalalalalalalallaal e quindi cioé io gliel’ho detto che non lo sapevo che cosa significava e quindi cioé lui mi ha detto non mi starai per caso diventando ricchione cioé e quindi mi ha preso a calci per un’ora almeno cioé e alla fine ero felice di aver avuto quello che mi spettava e cioé però io non sono svenuto cioé non mi ci fregava nessuno già da quel tempo lì cioé io mi controllo cioé mi controllo da solo perché è
zetak, à 10:27 le 7 mars
bastato cioé che mio padre mi controllasse quella volta e poi cioé poi non ho avuto più problemi con gli altri e con le domande cioé e tu non dire che le risposte cioé però non le do perché cioé io ti riempio la bocca con i calci cioé e se sai mangiarti questa cosa dei mie calci cioé allora non avrai mica tempo cioé per le risposte cioé perché nella vita bisogna fare delle scelte cioé e se tu scegli di svenire cioé addosso alla ragazza mia che cioé poi lo capisco che siete d’accordo da prima allora io cioé ti spacco la faccia perché tu sei ricchione e cioé e non ti controlli cioé e a lei le rompo il naso cioé perché cioé se uno sviene addosso a te tu se sei la mia ragazza cioé a guagliuna mia cioé tu ti sposti cioé e quindi ti spacco il naso cioé perché io cioé non lo so cioé che le risposte cioé lo so o forse no cioé perché cioé le risposte le domande cioé io cioé vado in confusione cioé non è vero non vado in confusione cioé ma io lo so cioé che vi spacco la testa cioé e cioé forse la
zetak, à 10:31 le 7 mars
parola forse non si dice che è una parola da ricchioni cioé ma se io cioé confusione cioé forse cioé dolore cioé allora prendo e cioé forse cioé allora cioé mi spacco la testa da solo cioé e quindi cioé cioé allora la regola è quella cioé che poi è vero cioé che forse cioé davvero cioé allora è giusto cioé che adesso siamo tutti cioé in ospedale cioé perché se tu svieni cioé e non sia dove svenire cioé che poi vi eravate messi d’accordo che l’ho capito cioé mica sono fesso cioé e lei non si sposta cioé perché le piace che tu le svenga addosso cioé e che poi lei zoccola lo sapeva che tu lo facevi cioé e mi fai fare la figura del fesso cioé che io cioé forse lo dovevo capire cioé dovevo controllare la cosa cioé la situazione cioé e quindi cioé dopo non potevo cioé fare altro che cioé prendervi a calci e pugni tutti epoi la giacca macchiata cioé lì ti ho colpito ancora e cioé poi però cioé se io non controllo la situazione cioé allora è giusto che mi sono colpito cioé dopo che ho dato le
zetak, à 10:34 le 7 mars
testate cioé perché così cioé io non ho potuto cioé non svenire pure io ma cazzo mica in un posto qualunque cazzo mi son omesso a svenire vicino al cesso così poi potevano pulire tutto e non intralciavo il passaggio sulla porta cioé e così cioé è giusto che ora cioé siamo tutti e tre in ospedale cioé non poteva andarci meglio cioé per il nostro futuro cioé così ora guagliuna mia e tu cioé che svieni dove cazzo ti pare adesso lo sappiamo cioé che non è che si può fare quello che si vuole cioé che cioé la vita cioé la vita non lo so cioé forse cioé le domande non si devono fare cioé ma cioé forse non è una parola buona cioé perché ci sono le parole buone e le parole cattive cioé e quindi da domani cioé no da subito perché chi ha tempo non aspetti tempo cioé mio nonno non era come tuo nonno cioé e quindi cioé da domani iotu e lui cioé adesso lo sappiamo ma se uno cioé di voi due stanotte muore cioé allora non ci si piangerà cioé perché è stato l’alcol cioé e l’irresponsabilità cioé insomma
zetak, à 10:38 le 7 mars
è colpa della società cioé e non del fatto cioé che tu non tocchi a guagliuna mia ca t’ammazzo cioé a guagliuna mia non si tocca a guagliuna mia cioé che t’ammazzo uguale ma cu ccchiu diritto e io cioé mi devo controllare e non tocco a gugliuna mia perché chi mi dà il permesso di toccare a gugliuna mia cioé che è sempre la nipote di mio padre cioé e allora cioé mio zio mi può rompere la faccia cioé perché non lo sa cioé che forse cioé che non si dice forse cioé che forse io volevo cioé che non lo so che cioé adesso aspetto qui sul lettino che qualcuno muoia o cioé che mi facciano dormire cioé che così infine cioé poi ci penso quando mi sveglio cioé che poi vedo cioé che ora sento dolore dentro e fuori e cioé poi tu mi dici perché cioé che tu non so chi sei ma mi dirai qualcosa e cioé non sarai solo quello cioé con la siringa e vestito di bianco come un angelo della morfina cioé e comunque cioé mo’ spero di dormire che cioé poi ci penso però cazzo cioé tu a guagliuna mia non la tocchi.

sabato 14 febbraio 2009

La linea e Mozart

In morte di un poeta