Cari anelanti,
un uomo sta per essere salvato, un uomo si laurea.
L'uomo è il mio apostolo, autista, nutrizionista e chirichetto A. L'uomo di cui utilizzo il tubo digerente, che mi presta le mascelle per parare i colpi della blasfemia, colui attraverso le cui braccia afferro la verità, il mio Golem ubbidiente, il mio ospite, il mio corpo ostile, colui che dice per me per perdere di vista il colpevole. Le gambe su cui cammino, le scarpe dentro cui esploro i confini della puzza, le cornee che si abbagliano, colui che porta dentro la sua scatola cranica i neuroni che mi offrono riparo, quello alle cui spalle tramo. (è davvero troppo se anche questo tizio si laurea). Proprio lui di cui conosco le perversioni del cerume nelle orecchie, lo scricchiolio delle ginocchia da basket, il vacuo vaticinare vaniloquamente in mia vece, l'arrembante tratto prosodico scivoloso sulle esse e sulle effe - che non si capisce poi niente. Proprio lui di cui consumo i denti metafisici per pasti materialisti a base di locuzioni pretenziose, di cui infiammo la cervice con i colpi sulle tastiere della retorica fondamentalista - afferma, infatti, il fasullo A. (rubando, certo rubando, che di suo non può dire nulla) che la retorica è la normalità della lingua, linguaccia dico io -, lui che respira con il mio alito ma a cui aggiunge il suo cattivo ruminare, che conserva stretto ogni cimelio di inchiostro: le bozze delle bozze degli appunti dei microappunti; e pensa di proteggermi con le sue membra molli, con i suoi muscoli atrofizzati, con il suo scarso peso. (io offro rifugio al suo corpo ripiegandolo, mettendo nodi e calce consonantica dove ci sono perdite, tenendolo su a forza di elio idealista e zavorra di cinismo da bordello). - - E' un buon servo - lui che prepara il caffé, che spunga il nio corpo, che rade il mio viso ormai ectoplasmatico posato paro paro al suo - un buon investimento per le mie congiunzioni con cui sistemo le sue giunture - lui che mi fa attraversare la strada guardando a destra e sinistra, che mi prepara "qualcosa di caldo" quando stomaco e intestino mi ricordano il mio passato o futuro (non lo so più) - ho trovato questo luogo a cui mi sono adattato ché di questi tempi è così difficile trovare spazi abitabili che non siano infestati da ricordi altrui e ipotesi da spedizionieri - lui che mi ascolta quando non riesco ad evitare di fargli raccomandazioni, che con pazienza mi porta ad uscire sospingendomi davanti a sé e a cui urlo di non restare indietro, che conta il resto che mi danno i negozianti (tutti ladri quelli! dico io e lui dice che è vero, è proprio così) - no, è meglio di un cane, se ti tieni dentro un cane, se ci entri dentro, ci rischi di trovare di tutto e non puoi fare mica pulizia facile facile come con chi ha quella cosa che lui e quelli come lui si ostinano a chiamare coscienza - la notte mi rimbocca le coperte ed ha imparato a farlo come piace a me e al mattino quando l'insonnia mi fa svegliare presto, lui mica brontola se gli dico di farmi compagnia, sorride come piace a me - è un buon servitore, non troppo pulito e un po' usato, ma di questi tempi che cosa puoi pretendere? - ognuno dovrebbe avere, arrivato ad una certa età uno che ci stai insieme, che ti traduce le ricette del medico scritte in arabo, che ti legge le cose piccole, che ti porta la spesa, uno che ti puoi fidare e che la notte se hai paura che poi non ti svegli, ti ce la puoi prendere e urlargli contro - alla fine uno vale l'altro, ti devi accontentare e io non mi lamento, fa il suo dovere e se all'inizio sbagliava, l'ho corretto: a bastonate - - A. è il segnale che si muove, l'albergo chiuso, il morto vivente.
Zetak odia A., ma lui si laurea e quindi siete tutti invitati a festeggiarlo, magari a fargli la festa.
Lui e Laurea da oggi in poi staranno per sempre insieme. Laurea si metterà di traverso tra noi? Non saprei.
Punitelo, vi offro il mio bastone, se mai dirà: "Oh, che io sono laureato".
Discussione:
Martedì 2 ottobre ore 15 e 30 Università della Calabria cubo 18 c (filosofia) secondo piano aula F1
Proclamazione:
Giovedì 4 ottobre ore 19 Aula Iana
PS: Il mio subalterno A. vi manda a dire che durante la discussione si devono tenere spenti i cellulari, che le nonne devono rimanere a casa, così come i poppanti, che è come un esame e quindi è richiesto silenzio e che lui dovrà fare finta di essere concentrato e non vi potrà dare troppa retta ma che dopo - grazie alle briciole di speranza che gli passo sotto forma di danaro sonante - vi porta al bar a bere.
In sottofondo Non è per sempre, degli Afterhours, da cui prendiamo questa fondamentale affermazione: "Il tuo diploma in fallimento ed una laurea per reagire" -
un uomo sta per essere salvato, un uomo si laurea.
L'uomo è il mio apostolo, autista, nutrizionista e chirichetto A. L'uomo di cui utilizzo il tubo digerente, che mi presta le mascelle per parare i colpi della blasfemia, colui attraverso le cui braccia afferro la verità, il mio Golem ubbidiente, il mio ospite, il mio corpo ostile, colui che dice per me per perdere di vista il colpevole. Le gambe su cui cammino, le scarpe dentro cui esploro i confini della puzza, le cornee che si abbagliano, colui che porta dentro la sua scatola cranica i neuroni che mi offrono riparo, quello alle cui spalle tramo. (è davvero troppo se anche questo tizio si laurea). Proprio lui di cui conosco le perversioni del cerume nelle orecchie, lo scricchiolio delle ginocchia da basket, il vacuo vaticinare vaniloquamente in mia vece, l'arrembante tratto prosodico scivoloso sulle esse e sulle effe - che non si capisce poi niente. Proprio lui di cui consumo i denti metafisici per pasti materialisti a base di locuzioni pretenziose, di cui infiammo la cervice con i colpi sulle tastiere della retorica fondamentalista - afferma, infatti, il fasullo A. (rubando, certo rubando, che di suo non può dire nulla) che la retorica è la normalità della lingua, linguaccia dico io -, lui che respira con il mio alito ma a cui aggiunge il suo cattivo ruminare, che conserva stretto ogni cimelio di inchiostro: le bozze delle bozze degli appunti dei microappunti; e pensa di proteggermi con le sue membra molli, con i suoi muscoli atrofizzati, con il suo scarso peso. (io offro rifugio al suo corpo ripiegandolo, mettendo nodi e calce consonantica dove ci sono perdite, tenendolo su a forza di elio idealista e zavorra di cinismo da bordello). - - E' un buon servo - lui che prepara il caffé, che spunga il nio corpo, che rade il mio viso ormai ectoplasmatico posato paro paro al suo - un buon investimento per le mie congiunzioni con cui sistemo le sue giunture - lui che mi fa attraversare la strada guardando a destra e sinistra, che mi prepara "qualcosa di caldo" quando stomaco e intestino mi ricordano il mio passato o futuro (non lo so più) - ho trovato questo luogo a cui mi sono adattato ché di questi tempi è così difficile trovare spazi abitabili che non siano infestati da ricordi altrui e ipotesi da spedizionieri - lui che mi ascolta quando non riesco ad evitare di fargli raccomandazioni, che con pazienza mi porta ad uscire sospingendomi davanti a sé e a cui urlo di non restare indietro, che conta il resto che mi danno i negozianti (tutti ladri quelli! dico io e lui dice che è vero, è proprio così) - no, è meglio di un cane, se ti tieni dentro un cane, se ci entri dentro, ci rischi di trovare di tutto e non puoi fare mica pulizia facile facile come con chi ha quella cosa che lui e quelli come lui si ostinano a chiamare coscienza - la notte mi rimbocca le coperte ed ha imparato a farlo come piace a me e al mattino quando l'insonnia mi fa svegliare presto, lui mica brontola se gli dico di farmi compagnia, sorride come piace a me - è un buon servitore, non troppo pulito e un po' usato, ma di questi tempi che cosa puoi pretendere? - ognuno dovrebbe avere, arrivato ad una certa età uno che ci stai insieme, che ti traduce le ricette del medico scritte in arabo, che ti legge le cose piccole, che ti porta la spesa, uno che ti puoi fidare e che la notte se hai paura che poi non ti svegli, ti ce la puoi prendere e urlargli contro - alla fine uno vale l'altro, ti devi accontentare e io non mi lamento, fa il suo dovere e se all'inizio sbagliava, l'ho corretto: a bastonate - - A. è il segnale che si muove, l'albergo chiuso, il morto vivente.
Zetak odia A., ma lui si laurea e quindi siete tutti invitati a festeggiarlo, magari a fargli la festa.
Lui e Laurea da oggi in poi staranno per sempre insieme. Laurea si metterà di traverso tra noi? Non saprei.
Punitelo, vi offro il mio bastone, se mai dirà: "Oh, che io sono laureato".
Discussione:
Martedì 2 ottobre ore 15 e 30 Università della Calabria cubo 18 c (filosofia) secondo piano aula F1
Proclamazione:
Giovedì 4 ottobre ore 19 Aula Iana
PS: Il mio subalterno A. vi manda a dire che durante la discussione si devono tenere spenti i cellulari, che le nonne devono rimanere a casa, così come i poppanti, che è come un esame e quindi è richiesto silenzio e che lui dovrà fare finta di essere concentrato e non vi potrà dare troppa retta ma che dopo - grazie alle briciole di speranza che gli passo sotto forma di danaro sonante - vi porta al bar a bere.
In sottofondo Non è per sempre, degli Afterhours, da cui prendiamo questa fondamentale affermazione: "Il tuo diploma in fallimento ed una laurea per reagire" -
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